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Noi eravamo Astarotte, poi siamo diventati Serafini.

 
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Cristiano Sias
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MessaggioInviato: Lun Ott 02, 2006 4:19 pm    Oggetto: Noi eravamo Astarotte, poi siamo diventati Serafini. Rispondi citando

Noi eravamo Astarotte, poi siamo diventati Serafini.

Che bei tempi, ancora mi ricordo quando tiravo le trecce di mia sorella e il pallone contro i lampioni. Quello sì, era divertimento.

In principio (infatti) era il Verbo appresso a Dio, ed era Iddio il Verbo e 'l Verbo Lui: - queste parole aprono un glorioso poema che sapientemente continua - questo era nel principio, al parer mio,e nulla si può far sanza Costui. Però, giusto Signor benigno e pio, mandami solo un degli angel tui, che m'accompagni e rechimi a memoria una famosa, antica e degna storia.

Le parole del Morgante del Luigi dei Giganti e Semigiganti trovano un vasto seguito su Internet, dove ormai si sprecano le imitazioni, a dimostrazione che anche i cloni sono diventati colti e che noi tutti possiamo oggi aver la certezza dei dubbi anche sull’immagine riflessa nel nostro stesso specchio. Perché

Di sopra alla badia v'era un gran monte
dove abitava alcun fero gigante,
de' quali uno avea nome Passamonte,
l'altro Alabastro, e 'l terzo era Morgante:
con certe frombe gittavan da alto,
ed ogni dì facevan qualche assalto.


Ed imparammo a esser fieri e savi, a testa alta, in un mondo d’ignavi. Non a caso fummo anche noi accusati d’eresia. Questo potrebbe dimostrare che i cloni non siano forse una scoperta dell’era moderna e che già nel 400 si divertissero a saltellare da un monte all’altro? Era troppo bello allora fare assalti solitari e in comitiva, giocosi come spiritelli birbaccioni dicendo a tutti che “Uno spirto chiamato è Astarotte, molto savio, terribil, molto fero; questo si sta giù nelle infernal grotte: non è spirto folletto, egli è più nero.

S'e' non vien costretto,
potrebbe questo spirito ingannarmi
e gittare in un fiume Ricciardetto:
dimmi, Astarotte, s'io posso fidarmi. -
Disse Astarotte: - Non aver sospetto:
non ti bisogna adoperare altre armi;
e nota una parola: che ignun saggio
non fa mai cosa a suo disavvantaggio:


Così eravamo e “Pertanto, io non aspetto il baldacchino, non aspetto co' pifferi l'ombrello, non traggo fuori i nomi col verzino com'io veggo talvolta ogni libello: quand'io sarò con quel mio serafino, io gli trarrò fuor forse col cervello, perché questo Agnol vi porrà la mano, nato per gloria di Montepulciano”.

Oggi sembrano rovesciarsi le posizioni: Astarotte, che era stato un Serafino, e “sapeva molte cose che non sanno i poeti, i filosofi e i morali” non fa come gli spiriti folletti contemporanei che s’aggirano nell’aria e ingannano gli uomini facendo parere quello che non è. Aggiungiamo l’ironia, quel prendere le cose così alla leggera e sdrucciolandovi appena, quell’aria già scettica e miscredente, ancorché non ci sia negazione e scetticismo e avrete il ritratto di quello che eravamo, quello di Astarotte. L’eco volgare e confusa di un secolo ancora inconsapevole di sé. Non preoccupatevi, era solo il ‘400. Oggi siamo bravissimi a trasformare quelle qualità in alucce candide e innocenti e svolazzare di poesia in poesia senza più cattive intenzioni e sarcasmi maligni, ma con un solo fine e una inequivocabile meta: tanto-ti-batto! In fondo basta un provider e viver un po’ “fuor forse col cervello “ per essere dei veri Serafini. E il resto… pace e amore. Pace e bene.

Pace e bene?

Ma…chi la scrisse questa assurda poesia…uno “pericoloso”… di certo:

Battaglia finale.
(d’ogni amore resterà uno solo)

Finirà questa guerra sottile
come ogni ricordo d’amore.

Combatterò con voi
contro i caduti sulla terra,
il pallore dei serpenti
risvegliati dal frastuono
rischiarerà la notte,
i credenti nella verità
saliranno sulla falce di luna.

Finirà questa guerra senza fine,
piallerà il tempo tagliente
scaglie d’ansia e schegge di nausea
fra le unghie insanguinate.

Arrotola i cieli con cura
per gli uomini dei sentimenti
sgozzati come vitelli,
resuscita con furia i leoni
che come aquile voleranno.

Finirà questa guerra sleale
con le gocce di ingiuria
evaporate sul fuoco della fede,
mentre noi, veri angeli ribelli,
come Tuo Figlio, rovesciamo tavoli.

Maria Lactans non voltare lo sguardo
verso i caduti sulla terra,
fermati ora e riposa sicura
che l’ultimo quarto ci basterà,
perché un angelo incazzato
fa più paura di mille diavoli.


A scrivere “Battaglia finale” fu Carlo Magno.

No, pardon, scusate, “Battaglia finale” l’ho scritta io.
La colpa della confusione non è mia, è di quel tal Astarotte clone che mi ha chiamato Carlo, come un altro personaggio del “Morgante”. Il quale, sia detto per fornire anche una diversa opinione, è un poemetto basso comico, di un comico – secondo il giudizio di De Sanctis - “vuoto e spensierato, che imputridisce nelle acque morte di un'immaginazione volgare e non si alza a fantasia.“

(Dalla raccolta “anche questa è poesia”, per questo credo meriti un breve passaggio qui, fra le nostre poesie, prima di essere spostato in narrativa)

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Cristiano Sias
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eritrattielle
Ospite





MessaggioInviato: Lun Ott 02, 2006 4:57 pm    Oggetto: complimenti Rispondi citando

bravo molto bravo
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gimba
Ospite





MessaggioInviato: Lun Ott 02, 2006 5:29 pm    Oggetto: Rispondi citando

Serafini.Sono degli Haioth-Hakodesh,cioè degli Animali di Santità,da seraph serpente,seraphim serpenti( il serpente dell'albero del bene e del male era inizialmente un Serafino ?)."Coloro che furono gettati giù"perchè angeli ribelli,sono appunto detti Nephilim.
A completare ed ampliare un pò il discorso , già di grande respiro poetico
e spirituale di Cristiano, mi sono introdotto con le precedenti righe e con
le poche prossime.
A proposito della grande resa dei conti l'Apocalisse 12,7 dice.
E in cielo ci fu una grande battaglia.Michael e i suoi Angeli combattevano contro il dragone e combattevano pure il dragone e i suoi angeli,ma non vinsero e in cielo non ci fu più posto per loro.

Io ,mentre andavo a lavorare per due albe seguenti, avendo visto
in cielo quanto segue ho composta questa poesia in due quadri:


Rievocazione

S'avventano tenebre nubi
sull'alba,aggressive,
ma le brucia la luce.
Pure essenze assistono
da uno specchio sereno,imperturbate.
Ora mare di sangue è il cielo,
immenso lo stupore nel cuore del poeta.


Dopo il grande scontro.

Alba di cenere sconvolta da nuvole,
presenze picee ed informi,in rotta
verso sanguigna voragine.
In alto,coro di luce,uno squarcio
di cielo alabastrino.


Gimba
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Lucia M.
Ospite





MessaggioInviato: Lun Ott 02, 2006 10:37 pm    Oggetto: Rispondi citando

Nella seconda parte del poema Pulci introduce Astarotte, un diavolo simpatico ed intelligente(?), per bocca del quale il poeta esprime la fiducia umanistico – rinascimentale nel raziocinio e nell’ardimento, che si concretizza nella descrizione di terre abitate oltre le fatidiche colonne d’Ercole, simbolo della scienza antica ormai superata. Astarotte, confermando un progetto di salvazione universale(?) per chi è stato sinceramente devoto(?), qualunque fosse il suo credo, dà voce all’acuta meditazione dell’autore sulle tematiche religiose.


Razz

Letto con attenzione il tuo Poema ( fusione "carismatica" tra te e il Pulci...dal '400 alla data odierna....).

Cool Rfilessione-digressione mia, personalissima, ma questo "buon" diavolo di Astarotte si è reincarnato in un Serafino, oppure s'è redento e il Buon Dio gli ha dato una chance, dopo un periodo di rodaggio-sotto stretta sorveglianza, al fine di di riammetterlo tra i Serafini??


L'ultima modifica di Lucia M. il Mar Ott 03, 2006 11:05 am, modificato 1 volta
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CRISalide
Ospite





MessaggioInviato: Mar Ott 03, 2006 7:09 am    Oggetto: Rispondi citando

Una rosa senza spina profumerebbe lo stesso.
Cambiare il nome a una persona non la rende una persona diversa,
tantomeno migliore. Il tuo "poema" trasmette un messaggio chiaro
e preciso per chi vuole intendere. Tale persona intenderà, ma dubito
che cambierà. Un caro saluto.
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billaud
Ospite





MessaggioInviato: Mar Ott 03, 2006 7:33 am    Oggetto: Rispondi citando

sembra che qualcuno tra noi abbia il desiderio di ricostituire l'equipaggio della nave argo. prudono le parole e gli argomenti, in riletture e riscritture dei miti, da quelli della creazione a quelli delle battaglie fra angeli ed esseri celesti. spesso citati i serpenti, e noi sappiamo che qualcuno degli argonauti affrontò la gorgone. non impietriamoci dunque. ottimo c s
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Cristiano Sias
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Registrato: 26/06/06 14:56
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MessaggioInviato: Mar Ott 03, 2006 12:00 pm    Oggetto: Rispondi citando

S'avventano tenebre nubi
sull'alba,aggressive,
ma le brucia la luce.


Grandi versi, caro Gimba-Gil. E’ un argomento intrigante, come sbirciare in un confessionale-realtime che non misura distanze o epoche. La semplicità – per aiutare Lucia ad uscire dal suo dedalo di linkabirinti – è la miglior interpretazione. Non so dirvi se gli Astarotti contemporanei “vengano - o possano essere - riammessi” tra i Serafini, o semplicemente ne recuperino talvolta opportunamente le vesti qualora la situazione lo richiedesse. Lascio a voi questa interessante questione. In realtà, in confessione non si danno messaggi al prete, cara Lorella-Cris, salvo quelli appunto, come tu dici, che possano essere percepiti da chi ha le orecchie, e desideri usarle nel modo che gli si confà meglio, a seconda di che colore o vissuto queste orecchie siano e abbiano. L’idea di una Nuovapoesia/Nuovaargo non è poi così bislacca caro Luca-Billaud, proprio al fine di non “impietrarci”. Altrove parlai di Horus e Pappagoni, così il dilemma è da restringersi forse tra sane bricconerie e ambigue santità, e se messaggio si può trovare esso è da individuare in un celebre detto napoletano che rapporta il luogo e il personale all’avvertimento ironico e razionale dell’affermazione dell'umanità, e quindi del generale, dotata di arbitrio e intelletto. E' un’espressione talmente semplice e banale che non sto qui a ripeterla, suggeritami da una persona che, vi assicuro, di interpretazioni se ne intende.
Parodiando questo poeta, in una sua nota poesia che onora il grande Luzi - il quale anche ci avvertiva “Poco dopo si è qui come sai bene, fila d'anime lungo la cornice, chi pronto al balzo, chi quasi in catene” – dico che “onor del vero, scruto l’orizzonte”. E sempre “onor del vero” quel mio finale amai - tra angeli incazzati e noi, tanti confusi “Carlo”, che di magno abbiamo il desiderio di immergerci in “quell’orizzonte” -, un finale che ho fatto mio, suggeritomi dallo stesso speciale amico che invito qui a condividere con noi questo momento di riflessione.

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Cristiano Sias
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lino lista
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MessaggioInviato: Mar Ott 03, 2006 8:41 pm    Oggetto: Mascherate, Serafini ed Astarotti Rispondi citando

Pur stimando chiunque dimostri una conoscenza poetica che va oltre il proprio verso, caro Cristiano, giacché non mi piacciono le mascherate, partecipo sentitamente al tuo post. Mi hai invitato a nozze, peraltro, siccome l'arte poetica fiorentina del tempo di Luigi Pulci è quella ch'io più amo e più conosco perché è l'arte del secolo della Primavera di Botticelli. Vuoi sapere, allora, che cosa ne penso di Serafini ed Astarotti? Per buona sorte dell'Umanesimo e del Rinascimento, alla corte di Lorenzo il Magnifico, dopo le parodie comiche e le mascherate carnascialesche, s'imposero i filosofi neoplatonici e i fautori del dolcestilnovo. Tutto nuovo, insomma: "LE TEMPS REVIENT". Astarotti e Serafini, allora, cedettero il passo alle donne angelicate. Non c'è paragone tra le stanze di Luigi Pulci e quelle di Agnolo Poliziano. Giudicate un distico del poeta di Montepulciano:
"Dianzi eri d'una fera cacciatore, / più bella fera or t'ha ne' lacci involto". Wink
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