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Racconto breve: Fantasmi a Pizzighettone

 
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elfuser
Ospite





MessaggioInviato: Gio Mar 15, 2007 12:00 pm    Oggetto: Racconto breve: Fantasmi a Pizzighettone Rispondi citando

Evil or Very Mad Fantasmi a Pizzighettone. Twisted Evil

Questa storia mi è stata più volte raccontata da mia madre; a quei tempi non avevamo la televisione, (la televisione c’era solo nell’unico bar “centrale” del paese) non esistevano cinema in quelle campagne lombarde, così di sera per passare il tempo la mamma riuniva attorno a sé la famiglia e raccontava delle storie.
C’è una strada che a Pizzighettone in provincia di Cremona, segue l’argine del fiume Adda, fino ad un punto in cui l’emissario s’innesta nel Po; in questo punto sull’Adda c’è uno dei rari ponti a barche rimasti in piedi, tra i tanti che esistevano in queste zone.
Quella strada non è asfaltata, tranne per un tratto iniziale. Intorno ci sono molte vecchie case coloniche in rovina, altre ancora intatte ma non più abitate, e passando di lì dopo il tramonto è piuttosto difficile incontrare qualcuno, soprattutto nei mesi invernali quando quel viottolo sassoso lungo il fiume è avvolto in banchi di nebbia.
In una sera di novembre due donne, operaie della stessa fabbrica, tornavano a casa su quella strada e pioveva a dirotto. Il viottolo dell’argine era illuminato solo dai fari della loro vecchia utilitaria, e ad un tratto sul ciglio dell’argine è spuntato un ragazzo, o piuttosto un bambino, che sotto la pioggia scrosciante faceva un gesto da autostoppista. .
Nei pochi secondi intercorsi tra l’apparizione del bambino sul ciglio dell’argine e il momento in cui la macchina fermava per caricarlo, le due donne avevano il tempo di sorprendersi per motivi diversi.
Innanzi tutto perché abitavano da quelle parti e conoscevano quasi tutti gli abitanti della zona, ma quel bambino sperduto nella sera non l’avevano mai visto.
Poi perché è parso loro strano che il bambino fosse in giro senza impermeabile o cappotto; con addosso soltanto una maglietta a righe di tipo estivo e calzoni corti, sotto la pioggia nel mese di novembre.
Tuttavia, caricato in macchina e sedutosi nel sedile posteriore, il bambino le rassicurava parlando in modo abbastanza spigliato. Spiegava di essere andato a fare un giro in bicicletta sull’argine del fiume Adda, e d’essersi ritrovato di là dal ponte di barche sotto la pioggia e senza nessun riparo. Aveva quindi attraversato quel ponte di barche e abbandonato la bicicletta sotto l’argine decidendosi a fermare una macchina per tornare a casa.
Ha detto che aveva dodici anni, come si chiamava, dove andava a scuola, che mestiere faceva suo padre, e il nome del podere dove abitava. Quando le donne gli hanno chiesto come mai non l’avevano mai visto in giro, ha risposto che non sapeva il perché.
Le due amiche l’hanno accompagnato fino ad un luogo perso in aperta campagna, molto oltre il punto in cui avrebbero dovuto fermarsi. Giunto in vista di alcune case, il bambino ha detto che potevano fermarsi, lui abitava lì a due passi giù per un viottolo. Ha ringraziato le donne, ha aperto la portiera dell’automobile ed è corso fuori sotto la pioggia, scomparendo subito giù per quel viottolo.
E’ stato allora che una delle due amiche ha fatto notare all’altra qualcosa. Le ha fatto notare che il bambino, quand’era uscito dalla vettura, non sembrava per niente bagnato: nei vestiti, in volto o nei capelli. Le era parso di vedere la stessa cosa anche quando l’avevano caricato sotto la pioggia scrosciante, ma adesso aveva fatto più attenzione. L’altra donna ha creduto di aver visto la stessa cosa, e allora le due hanno palpato il sedile posteriore, dove il bambino s’era seduto.
Per quanto toccarono, non trovarono tracce di bagnato. E nonostante avessero raccolto quel bambino sotto un temporale, non riuscivano a trovare tracce di bagnato o umidità neanche sul fondo dell’autoveicolo.
A questo punto, là sotto la pioggia e in mezzo ad una strada deserta, le due donne sono state prese dal panico. Senza indugiare tornavano verso la casa in cui abitavano assieme al marito della più anziana di loro, il quale era il cugino della più giovane.
Per qualche motivo non hanno osato raccontare all’uomo cos’era accaduto. L’indomani era domenica e sono tornate a quel gruppo di case dove avevano scaricato il bambino, e qui costatarono che nessuno degli abitanti sapeva niente del loro passeggero.
In quel podere e in tutte le case coloniche della campagna attorno nessuno aveva visto o sentito nominare un bambino come quello caricato dalle due donne. Tutti ascoltavano la loro storia e spalancavano le braccia; qualcuno suggeriva che forse era un forestiero e s’informava se avesse loro rubato qualcosa.
Neppure i Carabinieri di Pizzighettone, Cremona, Codogno, dopo aver scartabellato dei registri, trovavano tracce di quel bambino o della sua famiglia. Inoltre una sera, tornando a casa, le due donne scoprivano che il ponte barche del fiume Po non era in funzione da un mese, per una piena che l’aveva reso instabile e pericoloso.; il loro passeggero non poteva dunque abitare di là dal fiume.
Il marito della donna più anziana è venuto a sapere questa storia sentendola raccontare nel bar, e ha fatto una scenata alle due. Secondo lui il bambino era venuto da un paese vicino, forse per rubare in alcune case sotto l’argine, che sono sempre vuote tranne nel periodo estivo.
Alle due donne però sembrava che il bambino avesse parlato come se dicesse la verità, e sostenevano questa loro opinione. Questo mandava in bestia il marito, assieme all’altra faccenda delle tracce di bagnato che non erano riuscite a trovare. Affermava che cose del genere non potevano accadere, e che quindi le donne avevano avuto una “allucinazione isterica”, forse perché stavano sempre a parlare della loro voglia d’avere bambini.
Dopo Natale la donna più anziana ha lasciato il marito, e assieme all’altra andava ad abitare in una casetta appena fuori di Pizzighettone, vicina al ponte sul Po. Il marito perseguitava le due donne per qualche mese, capitando a trovarle inaspettatamente di notte e gridando loro ogni volta che erano pazze; poi però è stato spedito a fare un viaggio dalla sua ditta, e per un bel pezzo non s’è fatto vivo.
Una notte la più giovane delle due ha sognato il bambino sullo stesso argine e assieme a gente che aveva abbigliamenti d’altri tempi, forse di quarant’anni fa. E’ stato solo perché ha dovuto rivolgersi a qualcuno per ricostruire la data di quei vestiti, che pensò di parlarne con il libraio di Cremona.
Forse da quel sogno le donne avevano creduto di capire qualcosa; perciò tornavano un paio di volte a parlarne con il libraio.
Il libraio di Cremona ha avuto l’impressione che guardassero la propria esistenza come una cosa poco importante.Gli è parso che si valutassero soltanto come “strade o percorsi d’immagini” (parole del libraio): punti attraverso cui passavano immagini che spesso non si sapeva cosa fossero, come quelle dei sogni, o come molte immagini quotidiane, o immagini d’altri tempi che chissà perché era capitato loro di vedere, come quella del bambino.
Secondo il libraio quel bambino era apparso loro, stando alle loro parole, quasi fosse un pezzo di un tempo che torna, in una spirale di ripetizioni, cui nessuno fa caso perché riconosce solo le proprie immagini, perché crede ciecamente alla propria esistenza.
Le due amiche erano calme, non erano depresse.
Gli avevano esposto le loro idee con semplicità e delucidazione!
Dopo qualche giorno è andata a trovarle un’infermiera che era considerata una medium. Era venuta a proporre alle due donne di fare una seduta spiritica per evocare il fantasma del bambino. La donna più giovane s’è messa ad urlare che quello non era un fantasma. E quando l’infermiera ha chiesto: ” se non era un fantasma, allora cosa era?”, le due donne l’hanno pregata di andarsene.
Poi la più giovane, ha avuto un collasso. Ha dovuto essere ricoverata all’ospedale di Cremona e, quando il libraio è andato a trovarla, non ha voluto parlargli molto di quanto le era successo.
Le due donne abitavano al pianoterra di una piccola casa in cima ad una discesa che porta in riva al fiume, dove c’è una specie d’officina per la riparazione di motori di barche, sotto un’arcata del grande ponte sul Po.
Dalla finestra del soggiorno riuscivano a vedere un ristorante sulla discesa, che di sera è sempre pieno di gente, così che sulla strada c’era un viavai di pedoni, biciclette, qualche vettura e motorini fino a notte tarda.
Oltre la finestra, un piccolo orto con fiori, coltivato dalle padrone di casa.
Non riuscite neanche ad immaginare cosa possano aver provato le donne una sera, quando, voltandosi verso la finestra, oltre i vetri hanno visto quel bambino che le osservava sorridendo.
E’ stato allora che la più giovane di loro ha avuto quel collasso, del quale non ha voluto raccontare altro.


Shocked Laughing Shocked
Autore ….ElFuser.
È un racconto che ho sentito molte volte dai miei genitori
E’ forse una simpatica fantasia?
Non lo so, resta il fatto che sono molto legata a questa verità/fantasia
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alcide
Ospite





MessaggioInviato: Ven Mar 16, 2007 10:57 am    Oggetto: Rispondi citando

Storia curiosa. Una considerazone personale voglio però farla.
Quando la televisione c'era solo nel bar centrale del paese, vedere
delle operaie andare e tornare dalla fabbrica in automobile era un
mistero grande e inspiegabile come la presenza del bambino in questo
fantastico racconto..
Grazie elfuser, ti ho letto volentieri. Io abito a Lodi, ma questa storia
qui non è mai arrivata.. Ciao, alcide
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elfuser
Ospite





MessaggioInviato: Ven Mar 16, 2007 2:15 pm    Oggetto: Rispondi citando

Embarassed Razz Infatti quanto ho scritto è solamente pura fantasia, una storia come un'altra raccontatami dai miei genitori. Comunque se non ci fosse qualcosa di strano nel racconto, sarebbe stato un fatto di cronaca vera e nel racconto di vero, come avrai notato non cè assolutamente nulla. Magari fosse stato vero il fatto che gli operai di una volta avessero avuto una macchina personale per andare al lavoro!! Sai ti ringrazio della risposta, ma non era il caso di puntualizzare!! Era tutto chiaro ed evidente non ti pare? Un abbraccio e grazie. Very Happy
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