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Poeta Gaber “egoista e naturale come un fiume”

 
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Cristiano Sias
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MessaggioInviato: Mer Lug 02, 2008 9:09 pm    Oggetto: Poeta Gaber “egoista e naturale come un fiume” Rispondi citando

Ancora su “Genio, filosofia o... plagi?”.
Poche parole su Gaber, Morrison, Schopenhauer… amore, open source e contraddizioni ideologiche.

Non credo possa definirsi una vera “critica artistica”, ma questo è comunque la sezione più giusta dove pubblicare questi pensieri “ad alta voce”.
Ho ascoltato poco fa una bellissima canzone di Giorgio Gaber “Quando sarò capace di amare” e sono andato a recuperare un mio vecchio articolo fra i cestinabili nel quale parlavo proprio di quella canzone, pubblicata da qualche parte non so più da chi, un po’ di tempo fa.

Perché sappiate di cosa parlo ve la riporto tutta, è molto bella:

Quando sarò capace d'amare
probabilmente non avrò bisogno
di assassinare in segreto mio padre
né di far l'amore con mia madre in sogno.

Quando sarò capace d'amare
con la mia donna non avrò nemmeno
la prepotenza e la fragilità
di un uomo bambino.

Quando sarò capace d'amare
vorrò una donna che ci sia davvero
che non affolli la mia esistenza
ma non mi stia lontana neanche col pensiero.

Vorrò una donna che se io accarezzo
una poltrona, un libro o una rosa
lei avrebbe voglia di essere solo
quella cosa.

Quando sarò capace d'amare
vorrò una donna che non cambi mai
ma dalle grandi alle piccole cose
tutto avrà un senso perché esiste lei.

Potrò guardare dentro al suo cuore
e avvicinarmi al suo mistero
non come quando io ragiono
ma come quando respiro.

Quando sarò capace d'amare
farò l'amore come mi viene
senza la smania di dimostrare
senza chiedere mai se siamo stati bene.

E nel silenzio delle notti
con gli occhi stanchi e l'animo gioioso
percepire che anche il sonno è vita
e non riposo.

Quando sarò capace d'amare
mi piacerebbe un amore
che non avesse alcun appuntamento
col dovere

un amore senza sensi di colpa
senza alcun rimorso
egoista e naturale come un fiume
che fa il suo corso.

Senza cattive o buone azioni
senza altre strane deviazioni
che se anche il fiume le potesse avere
andrebbe sempre al mare.

Così vorrei amare.


Dico subito che oggi apprezzo Gaber più di quando lo appezzassi in passato, per il mio solito caratteraccio scostante verso gli “unilateralismi geniali”. Ma non è certo di me che voglio parlare. Spero di non tediare nessuno con queste considerazioni, al massimo saltatele. Wink
Scrivo questo commento, come si dice, d’amblai, cosa che faccio raramente, con un solo sguardo all’interno di un file per controllare il testo. E’ una poesia molto bella, sicuramente degna di figurare in un sito di poesia. Ringrazio chi me l’ha fatta ricordare la prima volta, di cui non ricordo il nome. Una donna, sicuramente. Si tratta di un testo che conoscevo e che mi ha sempre colpito, al di là dell’aspetto emozionale, anche se oggi mi appare un po’ come un’ulteriore dimostrazione che la poesia non sia mai vera creazione, bensì come disse “qualcuno” anche recentemente, mimesi (come in questo caso) o plagio. E’ immediata infatti in apertura la ricerca dell’effetto da parte dell’autore appoggiandosi a un grande (e quando dico “grande” lo dico con decisione riferendomi al poeta e non al cantante) Mr. Mojo Risin, al secolo James Douglas Morrison, meglio noto come Jim, il poeta sciamano della Conoscenza Universale (The Doors, la porta finale), una delle figure artistiche più potenti e più incomprese della storia letteraria contemporanea. Famosissimi infatti i suoi versi “Father, yes son, i want to kill you Mother i want to...fuck you” della canzone “The End” che provocò il suo arresto nel celebre concerto di Miami del 69 (erano davvero altri tempi). E scorrendo il resto vedo uno spaziare di mondi, e tanti altri se ne potrebbero trovare, dal mito del fanciullino al concetto vaticano di purezza, alla contestazione prevertiana, persino un’anticipazione di molti “morbi” virtuali visibili nelle più recenti “band” della scrittura (sappiamo di cosa si parla, nevvero), e ancora della prepotenza e fragilità della morale cristiana fino a giungere al concetto di dignità umana della sfinge/ginestra Leopardiana. Interessante sotto il profilo tematico e formale, trovo questo brano meno curato sotto quello metrico, ma non era sicuramente questa l’esigenza espressiva dell’autore che ha sempre mantenuto una ritmicità adatta al suo modus, con canzoni non sempre facili da interpretare e riproporre. Molto belli e interessanti i passaggi sul “volere” e il possesso, che forse rendono un po’ troppo lirico e utopico il tutto oggi (?) e che, se l’avesse composta tre o quattro lustri prima, gli avrebbero probabilmente valso qualche accusa di maschilismo. Chissà perché mi hanno ricordato il schopenhariano “si fa quello che si vuole ma non si vuole quello che si fa”, pur trovandoli splendidi, soprattutto la 4° strofa. Sartre invece diceva “quando Dio tace, gli si può far dire quello che si vuole”, ma Gaber parla di un Dio natura “semplicità matura” in cui il volere è un “punto di vista”. Non vorrei sembrare noioso ma mi sarebbe piaciuto sapere cosa avrebbe pensato Gaber oggi dell’Open Source. I filosofi vengono a mancare sempre quando servono Rolling Eyes . Inoltre Il “sonno è vita non riposo”, è talmente vasta e utilizzata in letteratura da farmi pensare a uno sguardo al futuro, o quasi a una premonizione del virtuale? Non so… di certo amore e dovere non “fanno rima” per lui, e di questo si potrebbe discutere a lungo sull’eterno conflitto del rapporto tra “ciò che è morale e ciò che non lo è” di cui noi siamo diventati così esperti, su internet e no, del quale persino Hitchcock era un maestro, ma in buona compagnia con gran parte degli autori della letteratura classica e contemporanea. E qui mi sento di segnalare quello che per me è sempre stato un aspetto ideologico un po’ contraddittorio della “filosofia” gaberiana, legata alle utopie generazionali dell’”egoismo altruistico”, dove natura è per forza ego e felicità del sé, e non sempre dell’altro, anche in amore. E’ un bel sogno? In ogni caso il mare poi, che se non è la fine è l’inizio, ce lo farebbe obbligatoriamente dimenticare o sostituire con qualcosa di più completo. E con “le porte” e il mare, il cerchio si chiude.

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Caro Jim, ti meriti la chiusura di questo post: “Se un giorno ti svegli e non vedi il sole o sei morto o sei tu il sole”.

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Cristiano Sias
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G.Rebecca
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MessaggioInviato: Mer Lug 02, 2008 10:18 pm    Oggetto: Rispondi citando

il testo lo conosco a memoria insieme a tutti gli altri da lui cantati. gaber l'ho anche ascoltato in teatro e non mi ha dato una buona impressione perchè troppo sconstante. ricordo che le uniche sue parole, al di fuori dei testi, riguardavano la scelta, da parte del pubblico, di una sua canzone: veniva spesso richiesta " shampoo" la più stupida. inoltre le interviste che ha rilasciato erano insignificanti e lui si è sempre mostrato troppo timido e impacciato. bellissimi i testi, peccato che fosse un puttaniere. quindi: o umanità, o verità!
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