Inviato: Ven Lug 10, 2009 9:06 am Oggetto: “La Primavera del baco insanguinato” di Luigi Rispo
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“La Primavera del baco insanguinato” di Luigi Rispo, scrittore che ho avuto la felice occasione di conoscere, tramite Facebook, è un testo di narrativa che, al di là dell’ autorevolezza del tipo di scrittura, offre quelle caratteristiche di modalità narrativa che rendono l’opera visiva e olfattiva, al punto che l’immagine del Baco, a fine lettura, riporta al titolo stesso dell’opera, quasi a formare un cerchio che unisce “ieri” ed “oggi” con l’emanazione di quell’odore di sangue che fuoriesce dalla memoria di tanti delitti.
“E questo sangue odora come il giorno quando il fratello disse all’altro fratello: andiamo ai campi”
dice, in Uomo del mio tempo" Salvatore Quasimodo, come implacabile atto di accusa da non considerare solo contro l'agghiacciante disumanità della guerra, ma anche contro la ferocia, bestiale e razionale, di chi sfrutta la scienza nella sua superba perfezionabilità, fino a farla piegare a strumento di sterminio, piuttosto che di civile progresso.
Storia e progresso, dalla preistoria a oggi, non sono riusciti a cambiare nell’uomo quella violenza irrazionale e assassina che, servendosi, della scienza, inventa strumenti più "intelligenti", più efficienti, più efficaci, più sofisticati, volti, spesso, alla distruzione e al sangue, senza un pur minimo sentimento di solidarietà e d'amore per i propri simili. Tristissimo risultato questa immutabilità dell’uomo che, a distanza di secoli e secoli, persiste ancora nella sua follia, con l’ assurdo aggravante di un progresso che, rendendo la scienza specialistica, contaminata dagli interessi economici, dà come risultato un fallimento totale.
II mondo scientifico ha mosso passi importantissimi nella storia dell'uomo, lo sappiamo bene, e Luigi Rispo non vuole certo demonizzare la maggioranza dei risultati della scienza. La sua opera non nega affatto il dovere che ha la scienza di continuare il suo cammino, né nega la positività delle scoperte, ma, piuttosto, in maniera dotta e saggiamente estrosa, condanna le loro applicazioni, lontane e diverse dal senso primario della ricerca stessa, per quell'uso esasperato della ragione che conduce all'esaurimento della medesima.
Ben vengano gli esperimenti, è il messaggio dell'opera di Luigi, ma purché lo scienziato, la casa farmaceutica, l’industrialismo scientifico onorino, accanto alla scienza, la coscienza, e non scindano etica e scienza, per il tramite di quell'intelligenza artificiale, da utilizzare sulla Natura, come substrato operativo, e, pertanto, forzandola e violentandola, nello stesso momento in cui la si vuole rendere perfetta.
Non posso dire altro del contenuto dell'opera, perché l'opera stessa perderebbe di interesse al gusto di quei buoni palati che dovessero decidere di accostarsi alla lettura, ma voglio anticipare che, a un certo punto, si parlerà di una "pietra" nel testo di Luigi Rispo... una pietra che mi ha portato indietro, nella memoria, a ricercare una curiosità intellettuale che avevo accantonato:
Visita
Interiora
Terrae
Rectifivando
Invenies
Occultam
Lapidem
Veram (V nella grafica antica U)
Medicinam
= ( V.I.T.R.I.O.L.U.M. ), un acronimo inventato da Basilio Valentino, monaco benedettino del trecento, famoso per i suoi trattati alchemici... acronimo che un traduttore inglese interpretò in tal senso:
"Visita l'Interno della Terra e Rettificando Troverai la Pietra Nascosta, la Vera Medicina".
E' la Pietra Occulta che ciascuno di noi nasconde dentro di sé?
Quella pietra filosofale che si può trovare solo operando, nella nostra interiorità, in modo controllato e positivo, e affiancando lo sviluppo interiore al lavoro esteriore?
Un processo di "morte e rinascita" simbolica in cui si vada a riconoscere ogni zona d'ombra del proprio essere per trasformarle attraverso la conoscenza in zone di luce?
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