Inviato: Lun Dic 17, 2007 1:33 pm Oggetto: le tre domande
Le tre domande: l’Arte è voce del popolo? L’arte ha un prezzo? Dove sta andando la cultura? Meritano una riflessione e un dibattito più di quanto, sino a questo momento,
non sia avvenuto. Propongo, quindi, a coloro che desiderino cominciare, nei tempi e nei modi che un sito consente, a dare un proprio contributo, alcune mie personali e brevi considerazioni che spero siano comprese nel loro spirito: quello di stimolare l’incontro di pensieri.
La prima riflessione che mi viene da fare è in realtà sull’”artista”. Sull’autore, si, ma non nella sua componente soggettiva, non nella considerazione di ciò che egli si propone quando “fa”, bensì nella sua componente oggettiva, cioè ciò che, realmente ed a prescindere dal proprio intendimento, egli effettivamente “fa”. Ed è della massima importanza tenere ben presenti e distinte le due componenti onde evitare di attribuire valore universale ad un bisogno soggettivo. Cionondimeno non v’è dubbio che proprio dall’espressione di quel bisogno soggettivo, estrinsecato nelle varie forme di comunicazione artistica, nasce, o meglio, trae origine il contenuto artistico percepito nella sua dimensione universale. Insomma il “fatto” diventa rappresentazione di un universale sentimento o sommovimento interiore. È allora che si può parlare di opera d’arte. In questo senso l’arte è certamente voce del popolo, voce, cioè, che comunica ciò che la società, nella sua variegata composizione, sente e dice attraverso l’espressione dell’artista. Va quindi usata con estrema cautela la definizione “Arte” che non assimilerei, nel significato, peraltro, al termine cultura. La cultura, è certo, agevola consentendo al “fabbro” di muoversi ed usare con una maggiore disinvoltura la conoscenza, ma l’Arte prescinde da questa. Pertanto, giudico eccessivo usare i termini “cultura e sottocultura” per distinguere, per esempio, gli scritti a seconda che rispondano ad una forma “terminologicamente” più o meno volgare, dimenticando che non le parole sono volgari ma i contenuti reali, nemmeno quelli apparenti.
L’Arte, quindi, è voce del popolo? La mia risposta, in realtà, è si, forse l’unica voce sincera.
L’Arte ha un prezzo? ohimé sì! E un prezzo assai alto da pagare! E ancora di più oggi. Il prezzo dell’arte è la dedizione; la convinzione; l’educazione alla disponibilità della mente spirituale; la forza; la perseveranza; il coraggio di porre l’interesse per l’arte al di sopra di quello materiale. Tutte monete che nel sistema sociale attuale diventano sempre più rare. E per questo: preziose.
Dove sta andando la cultura? La cultura se la sta mangiando il tempo, la frenesia dell’uomo di buttarsi nel vortice da cui non riuscirà più ad uscire. Le proposte “culturali”, quindi, si adeguano. Debbono essere folgoranti, meglio se scioccanti. Si assiste, quindi, ad un dilagare di iniziative caratterizzate dalla povertà dei contenuti e dall’esaltazione e dalla fastosità delle forme. Folgoranti e, come le folgori, fuggevoli. Ma assai redditizie. Restano, insomma, pochi e piccoli capisaldi legati ad iniziative di gruppi sparuti, autofinanziati, per lo più relegati in enclave. I siti di scrittura, i teatri sperimentali, i cinema d’essai, i club di musica. Vestali, insomma. E in questo ambiente, purtroppo in modo assai poco ordinato e coordinato e collegato, ciò che manca è l’individuazione di nuovi percorsi di sperimentazione, le famose e benedette scuole di pensiero. Ciascuno fa ricerca per suo conto. Ed è così che il passo della cultura è lento.
"L’idea di "affermazione e dubbio" è insita nella coscienza individuale e componente primordiale di ogni approccio tematico."
Così scrivevo in un articolo pubblicato anche su questo sito che spaziava da una "concezione “meteopoetica” della trascendenza essenziale" a un viaggio di consapevolezza introspettivo, rivolto però all'universale simbologia degli astri e della poesia. Il messaggio, colto da pochi, che ne videro soprattutto una protesta verso le "contraintes" o le sequenze palindromiche o qualsivoglia ingabbiamento culturale era proprio quello della "libertà. "Il sospetto di un'idea arcaica del dominio che nasconde in sé una debolezza congenita" era legittimo quando lo scrissi, e ancor più lo è oggi.
La poesia si libera con un soffio, quasi senza rumore, ma soprattutto non si può pennellare casualmente come delle spruzzate informi su una tela, essa deve avere un senso compiuto e comprensibile ai "comuni mortali" anche nella sua eventuale parvenza di ricercato mistero. Oppure, aggiunsi in seguito nella idea di presentazione di questo sito, essa è assurda, incomprensibile, ma sempre comunica lo stato d'animo di chi l'ha scritta e rabbiosamente o amorevolmente coltivata, perché non è quello che è sul foglio che conta, ma conta ciò che l'ha causato, come è stato espresso e conta tutto ciò che riuscirà a trasmettere uno sguardo, un volo d'uccello, un brivido al mattino, quell'istante di creazione irripetibile dove ogni cosa riacquista un senso.
Affermavo, al contempo domandandomi: l’arte non interpretabile contemporaneamente da dotti e semplici non è arte e sovente resta egoistica sopraffazione e semplice affermazione del proprio ego?
E dove troverò la verità se io stesso non so chi sono?
Questa perdita di identità è nella quotidianità che viviamo. Dicevo che se Livingston fosse vissuto dentro una gabbia non sarebbe mai diventato un best-seller. La condizione base era che potesse volare. Sicuramente le sue continue esercitazioni hanno permesso la mistica valorizzazione della sua stessa esistenza. Oggi noi siamo come tanti Livingston legati a terra e non ci rendiamo conto che la felicità non nasce dal superamento dei limiti ai quali si sostituiranno sempre dei nuovi limiti in un gioco perverso e frustrante, ancora più frustrante nella sua perpetua autoesaltazione. La felicità nasce dal raggiungimento dell’armonia nella compartecipazione "senza limiti".
Invece viviamo la nostra vita chiedendoci "perché nel gioco degli scacchi la pedina può solo andare avanti?" E rispondendoci "perché altrimenti non sarebbe il gioco degli scacchi". E così, anche noi, andiamo avanti, come in un gioco, solitari. E disperati.
Ora dell'arte si potrà dire tutto e il contrario di tutto, ma mai essa potrà essere diversa da quello che "noi siamo".
Le assenze che vedo qui oggi, in quest'area dai temi "così appetitosi" come è stata definita, mi fanno riflettere e mi chiedo se oggi più che mai, non la conoscenza, ma l'arte appunto, sia per pochi solo perché i molti non credono nel prossimo. Soprattutto perché non credono più in sé stessi. Mi chiedo se questi pochi facciano bene a trovarsi, a infischiarsene delle critiche e delle accuse e andare per la loro strada, o se anche loro finiranno per perdersi in un altra gabbia ancora più mortificante, gatalogante, ancor più omologa degli stessi omologhi dai quali è fuggita.
Di una cosa sola sono certo, preferisco morire ribelle e solo in questa istantanea e perenne sensazione di libertà, che rincorrere il vuoto, anche se la tristezza è talvolta come un cancro subdolo…e mi rimbombano angoscianti le parole di Pavese "Il nostro compito è difficile ma vivo. E' anche il solo che abbia un senso e una speranza. Sono uomini quelli che attendono le nostre parole, poveri uomini come noi, quando scordiamo che la vita è comunione. Ci ascolteranno con durezza e fiducia, pronti a incarnare le parole che diremo. Deluderli sarebbe tradirli, sarebbe tradire anche il nostro passato."
Deluderli, sarebbe tradirli. Perché continuiamo a farlo?
Sono parole scritte quasi di getto nell’ora tarda. Tornerò su questo argomento...
L'arte è voce di popolo?Quasi mai.
L'arte ha un prezzo? Tutto ha un prezzo.L'arte non poteva fare eccezione.Veniva e viene pure commissionata dietro stabilito compenso.Ergo..
Dove sta andando la cultura?Inutile chiederselo.
L'arte è voce di popolo?Quasi mai.
L'arte ha un prezzo? Tutto ha un prezzo.L'arte non poteva fare eccezione.Veniva e viene pure commissionata dietro stabilito compenso.Ergo..
Dove sta andando la cultura?Inutile chiederselo.
Alla prima di queste affermazioni, ma in parte anche alle altre, ho risposto scrivendo la mia opinione nel topic del dibattito pubblico.
Il primo intervento di questo topic confonde il senso attribuibile al lemma "universale" con quello quantitativo riservato al termine "generale". Il primo indica che vale per tutti, senza distinzione di sorta, mentre il secondo è assegnabile a una moltitudine che ha valenza quantitativa, rispetto alle qualità individuali delle unità dalle quali è composta. Dire che l'arte sia espressione del popolo equivale a stravolgere la gerarchia che non può accettare il basso arrogarsi qualità che sono con evidenza elevate e riservate, salvo rare eccezioni, all'alto di quella stessa gerarchia di valori. Il risultato di questa incomprensione di principio, che sovverte la naturale diversità degli esseri, conduce ad affermazioni insensate e perse nella loro incapacità di procedere da un presupposto relativamente fisso, quando è universale, diversamente dal maggior grado di relatività di una generalità quantitativa la quale, proprio per il fatto che la quantità sta in basso rispetto alla qualità, è maggiormente variabile, omogenea e imprecisa. L'arte deve, prima di ogni altra cosa e necessariamente, esprimere il senso del Sacro e del sacrificio ad esso correlato, di un atto creativo che dona se stesso per consentire alla sua creazione di elevarsi alla centralità dove la Verità aspetta di essere raggiunta. Ovviamente anche un individuo del "popolo" può essere un artista, mentre le stesse pregiate qualità possono essere precluse a un intellettuale dall'assenza, in lui, di qualificazioni specifiche, ma sempre questo ordine di realtà deve essere considerato rispetto a delle individualità e mai a strati di popolazione, oltretutto visti nel loro aspetto più quantitativo possibile: quello della valenza numerica. I presupposti, che sono punti d'osservazione dai quali l'autore dell'articolo di apertura di questo topic fa procedere le sue successive ed errate considerazioni, è non solo gravemente mancante di senso, ma anche una prova evidente della propensione che hanno in molti, di trattare argomenti dei quali non capiscono la reale portata, degradandoli così in un abbassamento tipico dato dalle interpretazioni di significati dell'esistenza che sono, di norma, proprie ai venditori di elettrodomestici.
Non puoi inserire nuovi argomenti Non puoi rispondere a nessun argomento Non puoi modificare i tuoi messaggi Non puoi cancellare i tuoi messaggi Non puoi votare nei sondaggi
2006-2011 www.nuovapoesia.com - Tutti i diritti riservati. Pubblicazioni, loghi e marchi utilizzati appartengono ai rispettivi proprietari.
Il sito Nuovapoesia è proprietà privata e non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Pertanto, non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge n. 62 del 7.03.2001. Il suo utilizzo è gratuito e nessuna iniziativa è a scopo di lucro. Eventuali contributi ai costi di gestione, backup, eliminazione della pubblicità e beneficenza possono essere inviati cliccando sul pulsante sottostante "Nuovapoesia". Il pulsante "Donate" (remove ads) rimuove invece automaticamente le pubblicità previste dal circuito Forumup per il Forum. E’ possibile all’atto del versamento indicarne la destinazione d’uso. Il conto paypal è usato unicamente per la gestione e il suo rendiconto è a disposizione degli utenti che ne facessero richiesta.